Quindici minuti che sono già tuoi

Quindici minuti che sono già tuoi

Altroconsumo ha chiesto a più di millequattrocento persone come fanno colazione. Non solo cosa mangiano: anche quanto tempo ci mettono, contando insieme il tempo di prepararla e quello di stare a tavola.

Sette italiani su dieci la fanno a casa, e non ogni tanto: più di sei mattine su sette. E ci mettono circa quindici minuti. Al bar, quando capita, venti.

La prima cosa che ho pensato leggendo quel numero è che fosse poco. La seconda, un attimo dopo, è che quindici minuti al giorno fanno quasi due ore alla settimana. E che nessuno di noi, se glielo chiedessero, direbbe mai di avere due ore libere alla settimana.

È una cosa strana che facciamo con il tempo. Quello che abbiamo già non lo contiamo. Contiamo solo quello che ci manca.

Quei quindici minuti non sono da trovare da qualche parte. Ci sono già. Sono l'unico pezzo di giornata che quasi tutti passiamo in casa nostra, da svegli, prima che cominci qualunque altra cosa. L'unica domanda vera è cosa ci mettiamo dentro.

Io una risposta l'ho trovata in una cucina a Firenze, qualche anno fa. Ero tornata dall'Inghilterra, non avevo un lavoro, non avevo un piano e per la prima volta da anni non avevo nemmeno fretta. Cucinavo tantissimo. Mia mamma me lo ricorda ancora ridendo: non è mai stata così contenta di rientrare la sera, perché ogni sera trovava una ricetta nuova.

In quella cucina il forno era acceso praticamente sempre. Talmente acceso che la bolletta della luce è arrivata a cifre che lei ricorda meglio di me. Stavo provando a fare la granola che in Italia non riuscivo a trovare, e la rifacevo il giorno dopo, e quello dopo ancora. La prima venuta come volevo è stata Uva & Mandorle. La seconda, Arancia & Mirtilli Rossi, è ancora oggi la più venduta.

Di quei mesi però non mi è rimasta una ricetta. Mi è rimasto un ritmo. Avevo scoperto che una giornata comincia in un altro modo se i primi minuti li decido io.

E non è un'idea che mi sono fatta avendo tutto il tempo del mondo. Negli anni prima non ne avevo per niente, e quei minuti me li prendevo lo stesso.

Allora, cosa ci sta in quindici minuti.

Ci sta un porridge, che di cottura ne chiede cinque. Ci sta apparecchiare per davvero, anche solo per sé, che è la cosa che cambia di più e costa di meno. Ci sta bere il caffè da seduti invece che in piedi vicino al lavello. Ci sta guardare fuori dalla finestra senza fare nient'altro, che sembra una perdita di tempo ed è esattamente il contrario.

E ci stanno anche le mattine storte. Le mie esistono, eccome. Quando va tutto storto la mia colazione sono due biscotti e un cappuccino, e non mi sembra un fallimento. Il punto non è la colazione perfetta della fotografia. Il punto è che quei minuti sono tuoi e non di qualcun altro.

Perché è lì che il tempo si perde, di solito. Non nelle giornate troppo piene, ma nelle giornate in cui l'agenda l'ha scritta qualcun altro. Succede a tutti, succede anche a me, e non è sempre evitabile. La mattina presto è l'ultimo pezzo di giornata in cui è ancora difficile che succeda.

Per ottobre ho messo davanti il Porridge Energia, che è la colazione con cui comincio io da quando le giornate si sono accorciate. Lo faccio con yogurt, crema di nocciole e frutta fresca, oppure con i frutti di bosco surgelati scaldati un minuto, che sopra fanno una cremosità che mi piace molto. Cinque minuti di pentola.

Restano dieci minuti da usare come vuoi.


Fonti. Altroconsumo, inchiesta sulla colazione degli italiani, maggio 2024, oltre 1.400 intervistati.